DIARIO DI BORDO ….E DI TERRA
  Venerdi' 28 maggio 2010 Inizia il training per l'equipaggio:
Matteo Miceli e la dr.ssa Chiara Bonicelli a bordo.
     
Sono da poco le 10 di venerdi, riva di Traiano ci saluta con un cielo abbastanza incerto, più autunnale che primaverile. Qualche goccia di pioggia ci ricorda di prendere la cerata e tenerla a portata di mano. Il vento latita. Si controlla la randa appena riparata, si controllano le vele di prua e tutto il resto. L’elica comincia ad avvitarsi nell’acqua, le cime di ormeggio vanno a riposare nel gavone, la prua comincia a solcare il mare. Prua verso Anzio, le vele, fortunatamente cominciano a gonfiarsi e spingono Nibani e il suo equipaggio speranzoso verso Sud. Grandi salti di vento, prima poppa, poi bolina, poi traverso ma va bene così: facciamo pratica nel cambio vele, facciamo qualche caxxata, ci divertiamo.
 
 
Con cadenza regolare il tavolino nel pozzetto si adorna di pietanze di ogni tipo: Paolo è un ottimo cuoco, piatti ricchi e sempre vari.
 
 
Il tavolo in pozzetto...gioia e dolore. Tenerlo per l'Atlantico oppure no? Grande argomento di discussione a bordo. La parte piu' dura e pura dell'equipaggio lo vorrebbe sbarcare, la parte piu' goliardica lo vorrebbe tenere. L'armatore - che fa parte di quest'ultima - e' irremovibile: il tavolino restara'. Il motto di Maurizio per l'equipaggio di Nibani e' stato chiaro: " Su questo barco, tutto deve essere armonia, benefizio e giubilo. Sono un monarca illuminato, ma pur sempre un monarca, perbacco!"
 
 
Matteo ci inizia a fare esercitare con le basi: il recupero dell'uomo a mare. Purtroppo omette di insegnarci per tempo anche il recupero e del mezzomarinaio che si inabissa troppo rapidamente per i nostri sensi. Proviamo l'uso della barra di emergenza e impariamo nuovi modi di fare la gassa in situazioni particolari. Training con spinnaker e gennaker. Ascoltiamo volentieri i suoi racconti e le sue avventure con il grande oceano.
 
 
 
Nell’ascoltarlo mi vengono in mente le mie montagne: il mezzo è diverso, il primo orizzontale il secondo verticale ma il modo, la filosofia che spinge, è molto simile. Non piove, anzi. Il vento, poco, ci accompagna. Al tramonto, siamo al traverso di Fiumicino. La nostra psicologa si preoccupa non poco nel vedere dell'acqua in sentina (causata dalla mancata chiusura dello scarico lavandino) il resto dell’equipaggio si diverte a non fugare a pieno i suoi dubbi espressi con la frase che ci accompagnera' per qualche giorno: “ma la barca può scappottarsi?” chiede Chiara.